Nata nel 1932, la
"ROUTE 66" nel 1985 è stata dichiarata "dismessa" o meglio
"non più autorizzata" secondo quanto stabilito dalla legge. Rappresentava il
primo tentativo americano di creare una strada moderna che attraversava diversi centri
abitati e commerciali, simbolo più eloquente della "open road",
di quello che, ancora oggi, il turista che si sposta in auto desidera trovare. Perso il
suo status di strada nazionale, la maggior parte delle sue 2.272 miglia sono oggi dismesse
o addirittura non esistono più.
La buona notizia è che alcuni tratti di quella
strada, che simboleggiava un tempo il non plusultra dei juke-box e dei flippers
dAmerica, vengono oggi restaurati da comunità locali.

I fanatici degli anni 50 e 60 possono
trovare ancora unalternativa nostalgica alle autostrade interstatali n. 55, 40, 44
che collegano Chicago a Los Angeles. Dagli anni 20 fino a 14 anni fa, la "US
66" è stata una delle più importanti strade americane di collegamento fra
lest e lovest immortalata nella famosa canzone di Boby Troup "Get
your kicks on route 66" e dai lunghi serial televisivi.
La ROUTE 66 costituiva la "Main
street" di tante città e cittadine e collegava Chicago, sui grandi laghi, alla
spiaggia di Santa Monica sullOceano Pacifico.
Durante gli anni 30, stipate nelle Ford
modello T che avevano sostituito i carri coperti di 90 anni fa, centinaia di famiglie si
spostarono verso ovest per fuggire alla grande depressione e cercare fortuna in California
e la "ROUTE 66" altro non fu per loro che la moderna "Pista
dellOregon" dei pionieri.
Più tardi, negli anni 40 e 50, prima
dellavvento dei viaggi organizzati e dei voli charter, le famiglie andavano in
vacanza in macchina. Decapottabili rosa e Harley Davidson percorrevano la ROUTE 66 dai
fantastici scenari desertici verso i nuovi luoghi di villeggiatura del sud-ovest
americano.
Lungo la strada,
stazioni di servizio, ristorantini familiari (i così detti "Mom and Pop"), i
Dinner (specie di caffè un tempo a forma di vagone) ed altre attrattive davano un colore
tutto particolare alla ROUTE 66. Per i viaggiatori degli anni 40, 50, 60
era la Main Street dAmerica.
Negli anni 70 si cominciarono a costruire tangenziali e a progettare strade
alternative. Nel giro di breve tempo, a seguito dellaumento del numero di autostrade
interstatali, in particolare con lapertura della I-40, i viaggiatori che
percorrevano le grandi distanze abbandonarono la ROUTE 66 per le nuove autostrade a
multicorsie.
Ma la ROUTE 66 sopravvive nelle
opere di John Steinbeck, nelle canzoni di Boby Troup, nelle ritrasmissioni di famosi serial televisivi e, cosa più importante, nel cuore e
nella mente delle comunità che sorgono lungo questa strada queste comunità oggi
desiderano restaurare lAmerica di un tempo per i loro figli e per i visitatori che
provengono da tutte le parti del paese e del mondo. Uno dei tratti più lunghi restaurati
della ROUTE 66 originaria, oggi meta preferita dei turisti, è quello delle 42 miglia
delle "Black mountains" vicino a
Flagstaff in Arizona. I proprietari dei locali, dinner e motels originari che sorgono nei
dintorni di Flagstaff si sono riuniti per ricreare latmosfera e la storia di quella
che un tempo era nota come "National Old Trail Road" su cui era cresciuta
lautomobile. Il locale forse più noto è il
"MUSEUM CLUB" sullarteria principale di Flagstaff, la ROUTE 66. Deve il
suo nome al fatto che originariamente ospitava una raccolta di animali imbalsamati e
oggetti indiani che attiravano frotte di turisti di passaggio, ma divenne famoso quando,
alla fine del proibizionismo, fu trasformato nellattuale locale di musica country.
Negli anni 60 e 70 alcuni cantanti dai nomi celebri fra cui Willie Nelson,
Waylon Jennings e Barbara Mandrell si erano esibiti in questo locale, durante la scalata
al successo. Oggi il MUSEUM CLUB ospita il "ROUTE 66 CAR CLUB" e una
ricca collezione di oggetti della ROUTE 66, alcuni dei quali sono in vendita. Lungo tutta
la strada che parte da Chicago, automobilisti, camperisti e motociclisti troveranno sempre
un motel con tutte le comodità o campeggi provvisti di tutti i comforts. (PROSEGUE NEL
PROSSIMO NUMERO)
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